E per la serie “i balzelli non finiscono più” ecco arrivare una nuova invenzione che non poteva che arraffare soldi da più e più parti.
Sto parlando del Canone Rai che, signori miei, non rimane più chiuso tra le mura di case ma esce dall’uscio della nostra abitazione per entrare nei nostri uffici urlando vendetta!
Eh già, (a me sembra assurdo anche mentre lo scrivo): chiunque possiede, non solo un apparecchio televisivo, ma udite, udite, anche un PC, dovrà pagare il canone alla RAI.
Comunque questo è!
Le aziende, quindi, grandi o piccole che siano, imprese , artigiani o studi professionali dovranno mettere ancora una volta mano al portafoglio e pagare il canone RAI…..e non solo per 129 euro come quello di casa, ma per 200,91 euro. Eh si, perché…. eh già, i soldi ci escono dalle tasche e non sappiamo proprio dove metterli……soprattutto da un po’ di tempo in qua.
La richiesta trova il suo fondamento nel Regio Decreto numero 246 del 21 febbraio 1938, la legge che istituì il pagamento di tale “tassa” obbligatoria quando Internet non era neanche nella vita dei “pronipoti” di Hanna-Barbera. Inizialmente associata al solo apparecchio televisivo o radiofonico, ora ad essere interessato e far scattare l’obbligo, è anche un solo computer o dispositivo in grado di collegarsi ad internet potendo per tal motivo, essere utilizzato per guardare le trasmissioni della Rai.
Questo però fa anche presumere che gli imprenditori, i professionisti o i loro dipendenti, invece di lavorare stiano li’….a guardarsi un bel film o anche un “day time” del grande fratello al posto dell’isola dei famosi per non perderne neanche una scena!
Per completare l’opera ed effettuarne i controlli, il decreto Salva Italia, obbliga le aziende ad indicare il numero del canone nella dichiarazione dei redditi.
Si colpisce a colpo sicuro dunque, e allora oramai ci possiamo aspettare di tutto…..Mah!
Rossella Quintavalle
Consulente del Lavoro in Roma




